Le celebrazioni sette volte centenarie di Montovolo. Un piccolo consuntivo

di Sergio Angeli

Il 18 Settembre scorso, come da programma, si sono concluse le celebrazioni dell’VIII centenario del Santuario di Montovolo alla presenza del cardinale arcivescovo Caffarra, nuovamente salito al monte per presiedere la solenne celebrazione eucaristica di chiusura di questo giubileo particolare.

Come sempre, quando si raggiunge una meta a lungo agognata, viene naturale fermarsi per guardare il cammino fatto.

Si può dire con assoluta tranquillità, che sono stati raggiunti gli obiettivi prefissati: una maggiore apertura del santuario affinché fosse più giorni possibile nell’arco della settimana a disposizione di chi intendesse visitarlo. La concessione di una particolare indulgenza plenaria da parte della Penitenzieria Apostolica ha potenziato le occasioni di preghiera individuale e comunitaria. Se va riconosciuto che, contrariamente alle attese, non si sono visti massicci pellegrinaggi dalla città e dalla pianura, è stata tuttavia intensa e costantemente partecipata l’attività di culto, in particolare la domenica, che ha visto il santuario sempre officiato nel pomeriggio, con S. Messe presiedute volta a volta da vescovi già appartenenti al presbiterio bolognese e dedicate a particolari realtà sociali: gli ammalati e gli operatori sanitari; il mondo della scuola; quello del lavoro; il volontariato e l’associazionismo cattolico.

Degna cornice di tale intensa attività religiosa è stato il programma più genericamente storico – culturale, di interventi conservativi e di restauro, volti a testimoniare, anche esteriormente, il particolare spirito con cui questo giubileo è stato vissuto.

Se sul piano storico – culturale l’apice è stato rappresentato dalla pubblicazione del volume Montovolo: il Sinai Bolognese grazie alla collaborazione, come sempre entusiasta e organizzativa di questo Gruppo di Studi e, in primis, di Renzo Zagnoni, cui va il merito del coinvolgimento dei dieci studiosi che vi hanno lavorato ciascuno per le proprie competenze, non meno degni di nota, seppure nella giusta proporzione, sono state le altre iniziative di minor sforzo realizzativo, fra cui merita ricordare due concerti corali di assoluto rilievo: quello della corale Jacopo da Bologna dell’8 maggio e quello del 3 giugno della corale Caudio Monteverdi di Cles. Non meno consono, poi, il recital Le voci dell’indicibile di domenica 11 giugno, con cui Paola Contini, accompagnata al flauto da Eriana Bellini, ha proposto un cammino attraverso la spiritualità femminile dal ‘300 in avanti, che certamente avrebbe meritato maggior pubblico (o per essere più precisi maggiore educazione da parte dei tanti che, dopo aver assistito alla messa, si sono affrettati a lasciare la chiesa). Di assoluta qualità anche la conferenza Paesaggio appenninico: senza l’uomo? con cui l’architetto paesaggista Giuliano Cervi, presidente del comitato scientifico regionale del CAI, ha trattato tematiche ambientali una volta tanto da un punto di vista non avverso al cattolicesimo. Aniceto Antilopi, con la suggestiva mostra fotografica sui luoghi di spiritualità della montagna bolognese, ha inaugurato domenica 8 maggio le proposte espositive, proseguite poi con la mostra collettiva di arte figurativa organizzata in collaborazione con la sezione bolognese dell’Unione Cattolica Artisti Italiani (Ucai). Iniziativa che ha visto la partecipazione di una trentina di artisti saliti a Montovolo il 22 maggio per una escursione conoscitiva, “ispiratrice” e di lavoro all’aperto; e tornati successivamente il 5 giugno per la consegna degli elaborati eseguiti sul tema Montovolo: contemplazioni paesaggistiche, ambientali, storiche e spirituali. Le opere, che hanno riscosso vivo apprezzamento, sono state esposte, sotto il portico sud della chiesa, ogni domenica fino al 18 settembre. L’invito alla contemplazione, intesa ovviamente in senso lato, che a nostro avviso è il segno caratterizzante del luogo, ha fatto da filo conduttore un po’ di tutte le manifestazioni esteriori delle celebrazioni e si è esplicitato anche sotto il profilo “scientifico” nella serata del 6 agosto, quando il prof. Flavio Fusi Pecci, direttore dell’osservatorio astronomico di Bologna, inserendosi negli scorci di sereno fra le nubi, ha brillantemente illustrato la volta celeste a un folto pubblico intirizzito dalla temperatura tutt’altro che estiva.

Un discorso a parte merita poi la mostra-mercato di artigianato creativo e d’oggettistica Secondo tradizione che nei due week-end del 10-11 e 17-18 settembre ha rinverdito, a oltre cinquant’anni dall’ultima edizione, l’antica tradizione della fiera di Montovolo, famosa per le compravendite di bestiame, che si svolgeva dall’8 al 14 settembre, con giornate specificatamente dedicate a ovini, bovini equini e suini. Non poteva esservi occasione migliore di questa per tentare il recupero di una tradizione ormai perduta. Ci si è provato e il risultato, se quantitativamente poteva essere migliore, qualitativamente si può dire sia stato all’altezza. Non avendo più senso, oggi, una fiera di bestiame, salvo non indirizzarsi sugli animali da compagnia e quindi accondiscendere a quel debordo relativista che tende sempre più a umanizzare gli animali, cosa francamente non condivisibile, ci si è orientati sulla tipologia mostra-mercato di artigianato artistico per valorizzare le tante proposte di creatività che ci circondano. Qualche defezione rispetto alle disponibilità assicurate c’è stata: ma chi è venuto, anche da lontano, è rimasto molto soddisfatto e ha confermato di voler tornare. E l’entusiasmo degli espositori, avvezzi a fare mercati ovunque, ci pare il miglior riscontro dell’esito di una iniziativa fieristica.

Sul fronte dei restauri, inaugurati dallo scavo archeologico della cripta per verificare l’eventuale esistenza di un piano di calpestio risalente alla chiesa preesistente del X-XI secolo, il rettorato ha provveduto a far ripulire la lunetta del portone principale, stuccandone in modo consono le due pericolose crepe, così che la leggibilità della data e dei simboli è decisamente migliorata. È stata altresì restaurata, grazie al mecenatismo di un privato, la statua secentesca in cartapesta della Madonna del Rosario; altro intervento di rilievo è il recupero dell’assetto originario della nicchia della statua della Madonna: si è avuta la piacevole sorpresa, attestata sia dal restauratore Camillo Tarozzi che da Rosalba D’Amico, di scoprire che la statua risale al ‘300 e non al ‘600 come finora scritto. Il rinnovo della doratura dei crocefissi processionali e della argentatura delle antiche lampade ha ulteriormente impreziosito l’interno della chiesa, già arricchito dal collocamento sulla parete sinistra dei restaurati lunettoni dell’Oratorio di S. Caterina, che finalmente hanno trovato collocazione stabile e definitiva sul sacro monte.

Centrato anche l’obiettivo di rinverdire l’antico stretto legame del Santuario col Capitolo dei canonici della cattedrale di S. Pietro, visto che una loro autorevole rappresentanza salita per una solenne concelebrazione domenica 11 settembre, festa della Natività di Maria, ha stabilito di ritornarvi ogni anno. 

Verrà invece prorogata la scadenza del concorso di idee per il restauro e l’adeguamento liturgico del presbiterio, con particolare riguardo a sede, altare e ambone, considerato che l’onda lunga dell’VIII centenario proseguirà negli anni avvenire.